Amiloidosi

Con il termine amiloidosi vengono classificate una serie di malattie rare, causate dall’accumulo di alcune proteine dette “amiloidi” a livello di diversi organi, tra cui principalmente il rene e il cuore. La causa dell’accumulo di queste proteine è ancora sconosciuta.
I sintomi generali dell’amiloidosi sono: gonfiore delle gambe, ingrossamento del fegato, riduzione della pressione arteriosa, perdita di peso e diarrea. In rari casi si possono manifestare macchie rosse sul viso.
Esistono diversi tipi di amiloidosi, tra cui le forme più comuni sono: l’amiloidosi infiammatoria/reattiva/secondaria da infiammazione cronica; l’amiloidosi secondaria o da immunoglobuline; l’amiloidosi bronco-polmonare e l’amiloidosi ereditaria.
Esistono anche amiloidosi associate a tumori come il Mieloma multiplo o il Morbo di Hodgkin, ma anche associate all’invecchiamento.
La diagnosi può essere effettuata attraverso una biopsia (prelievo di una porzione di un tessuto) della mucosa rettale, delle gengive, del rene ecc. Anche le analisi del sangue e delle urine consentono di riscontrare la presenza della malattia.  

ANA

Con l’acronimo ANA si identificano gli “anticorpi antinucleo”.
Questi tipi di anticorpi, rivolti contro il nucleo delle cellule (porzione centrale e funzionale della cellula), si rilevano nei pazienti affetti da alcune malattie autoimmuni (caratterizzate dall’azione del sistema immunitario verso i tessuti e gli organi del paziente) come il Lupus eritematoso sistemico, la sclerosi sistemica, la connettivite mista e l’artrite reumatoide.
La presenza degli anticorpi anti nucleo, viene rilevata attraverso un test a immunofluorescenza. Nei pazienti affetti dalle malattie autoimmuni sopra citate, si rilevano elevate concentrazione degli ANA, in particolare nel Lupus eritematoso sistemico. Nei soggetti sani si possono invece rilevare in basse concentrazioni. Prima dell’esecuzione del test il paziente deve essere a digiuno da 12 ore e deve aver sospeso il fumo da 48 ore. Inoltre esistono alcuni farmaci che possono alterare l’esito del test, tra questi ad esempio la carbamazepina, la griseofulvina, l’idralazina ecc.


Artralgia

Si definisce artralgia una manifestazione dolorosa che interessa le articolazioni e i tessuti a queste connessi. L’artralgia può essere di due tipi: acuta e cronica. Nel primo caso, si sviluppa in breve tempo e si risolve entro pochi giorni; nel secondo caso può persistere anche per più di due mesi con un andamento discontinuo.

Inoltre, questo disturbo può essere monoarticolare, oligoarticolare, poliarticolare, a seconda del numero delle articolazioni compromesse. Generalmente la causa dell’artralgia non è di tipo infiammatorio. Infatti tra le cause possiamo annoverare: un trauma cronico a carico di un’articolazione sana o già degenerata, in questo caso si definisce meccanica e degenerativa; un trauma acuto, in questo caso si dice traumatica; un tumore a livello delle ossa e delle articolazioni, si definisce quindi neoplastica e infine si definisce funzionale se è causata dall’alterazione dei meccanismi deputati alla produzione e alla degradazione delle sostanze che costituiscono i tessuti circostanti le articolazioni.
L’artralgia rappresenta quindi un sintomo rilevante per la diagnosi di altre patologie più gravi.    


Artrite Idiopatica Giovanile


L’artrite idiopatica giovanile (AIG), detta anche artrite reumatoide giovanile o artrite cronica giovanile, è una forma di artrite che colpisce bambini e adolescenti di età inferiore a 16 anni.

La malattia può essere classificata in diverse forme a seconda delle articolazioni colpite, dei sintomi e della loro durata e dalla presenza o meno di anticorpi.
L’AIG può manifestarsi nei bambini di qualsiasi età e colpisce le bambine due volte più frequentemente dei maschietti.
Mentre nell’adulto l’artrite reumatoide è una malattia cronica che dura per tutta la vita, nel bambino seguito e curato attentamente l’AIG guarisce nella maggior parte dei casi, e il bambino può condurre una vita normale senza danni articolari.
Come l’Artrite reumatoide dell’adulto, l’AIG è una malattia autoimmune; in questo tipo di malattie, il soggetto malato produce anticorpi contro le cellule e i tessuti del proprio corpo.
Non si sa con certezza perché i bambini e i ragazzi con AIG producano anticorpi diretti contro le cellule del proprio organismo; sappiamo che giocano un ruolo importante alcuni fattori genetici, alcuni fattori ambientali come determinate infezioni virali. La malattia è caratterizzata da un’intensa infiammazione con accumulo di liquido nelle articolazioni che diventano gonfie e rigide. Talvolta le articolazioni sono anche calde e arrossate.


Borsite

La borsite è una patologia che coinvolge le “borse”, strutture localizzate tra due tendini o tra un tendine e un osso, piene di liquido, con lo scopo di ridurre l’attrito durante i movimenti.
Esistono due tipi di borsiti: infiammatoria ed emorragica. La prima forma si manifesta in seguito allo sviluppo di un processo infiammatorio, che può essere dovuto ad un eccessivo esercizio fisico e coinvolge generalmente il ginocchio, il gomito o la spalla. La seconda forma è causata da un evento traumatico e determina l’accumulo di sangue all’interno della borsa. Sono frequenti nell’artrite reumatoide e nella gotta. I sintomi sono: riduzione del movimento, arrossamento, gonfiore e dolore della zona interessata. Può manifestarsi in forma acuta ma degenerare in forma cronica. La diagnosi viene effettuata dal medico attraverso l’analisi dei sintomi presentati dal paziente. Il trattamento prevede un iniziale raffreddamento con ghiaccio per 2-3 giorni, a seguito si effettua un bendaggio che comprima la zona colpita e un riposo forzato. Nei casi più gravi si possono eseguire infiltrazioni locali di cortisonici ed asportare chirurgicamente il liquido in eccesso.  


Capsulite

Si tratta di un disturbo che coinvolge la spalla e ne determina l’irrigidimento e la riduzione del movimento. E’ più frequente nelle donne rispetto agli uomini, in particolare nei pazienti con elevate concentrazioni di colesterolo o affetti da diabete. Inoltre, può svilupparsi come conseguenza  di traumi o in seguito all’uso di alcuni farmaci come isoniazide e fenobarbitale.
I sintomi si manifestano con dolore alla spalla, seguito da irrigidimento e possono persistere anche per due anni se il paziente non viene curato adeguatamente. La diagnosi può essere eseguita attraverso la risonanza magnetica e l’artrografia. Il trattamento prevede inizialmente la fisioterapia e l’uso di farmaci antidolorifici. Nei casi più gravi e quando i trattamenti precedenti non hanno determinato esiti positivi, si può ricorrere alla chirurgia. Nei pazienti affetti da ipercolesterolemia (elevata concentrazione di colesterolo nel sangue) o diabete, il trattamento prevede anche la cura di queste patologie che sono predisponenti alla capsulite.


Cisti di Baker

Si tratta di cisti che possono svilupparsi a livello di tutte articolazioni, ma che si presentano generalmente a carico del ginocchio. Così denominate per il medico William Morrant Baker che ne ha descritto per primo il quadro clinico.

Le cause scatenanti la formazione delle cisti possono essere diverse. Si può avere la formazione di cisti in seguito al versamento del liquido sinoviale nella camera posteriore articolare del ginocchio causando una notevole limitazione nei  movimenti di flessione.
Le cisti di Baker possono complicare un poco tutti i versamenti articolari ed in particolare l’artrite reumatoide e l’artrite psoriasica, nonché essere la complicanza di un evento traumatico.
La diagnosi viene effettuata attraverso l’ecografia delle articolazioni e delle strutture ad esse connesse. La terapia può variare a seconda delle dimensioni delle cisti, per quelle di piccole dimensioni può essere sufficiente l’uso di farmaci antiinfiammatori, la cistocentesi con ago, mentre nei casi più gravi si può ricorrere all’asportazione chirurgica.


Condrocalcinosi

Si tratta di una forma di artrite molto simile alla Gotta, provocata dalla deposizione a livello delle articolazioni e dei tessuti che le circondano di una sostanza chiamata pirofosfato di calcio diidrato, sotto forma di cristalli caratteristici.
A seguito della formazione dei cristalli il paziente può andare in contro alla calcificazione della cartilagine articolare. Generalmente la condrocalcinosi risulta asintomatica (cioè non dà disturbi) nelle persone con età inferiore ai 60 anni e può essere classificata come: ereditaria, secondaria e sporadica.
La forma secondaria si manifesta in quei pazienti già affetti da altre patologie come ad esempio l’iperparatiroidismo. La diagnosi viene effettuata semplicemente attraverso un esame radiografico dal quale si evince la calcificazione della cartilagine. La terapia farmacologica prevede la somministrazione della colchicina e dell’indometacina, due farmaci utilizzati anche per il trattamento della gotta.


Crioglobulinemia

Si tratta di una patologia causata dalla precipitazione delle criogloguline all’interno dei vasi sanguigni. Le crioglobuline sono proteine anomale, che a temperature inferiori ai 37°, tendono ad aggregarsi tra loro e depositarsi sul fondo dei vasi sanguigni danneggiandoli e provocando l’innesco di un processo infiammatorio.
Questo disturbo, definito vasculite, è generalmente associato al virus dell’Epatite C (HCV), ma anche ad alcune malattie autoimmuni come l’Artrite reumatoide e il Lupus eritematoso sistemico.
Si manifesta con una frequenza maggiore nelle donne e generalmente intorno ai 50 anni. I sintomi clinici differiscono a seconda delle patologie correlate, in ogni caso si manifestano: eruzioni cutanee rossastre e intermittenti (porpora), artralgie, alterazione della funzionalità renale (nefropatia), alterazione della funzionalità epatica, debolezza muscolare e dolori addominali. La diagnosi viene eseguita attraverso le analisi del sangue. Il trattamento farmacologico prevede l’uso di cortisonici e di farmaci che agiscono inibendo il sistema immunitario.  


Crollo vertebrale

Il crollo vertebrale definisce la riduzione in altezza conseguente il cedimento di una o più vertebre che, nella maggior parte dei casi, si verifica a seguito dello sviluppo di una frattura vertebrale spontanea.
La frattura spontanea, non è causata da un trauma vero e proprio, ma da piccoli gesti quotidiani quando il paziente è affetto da altre patologie come l’osteoporosi, tumori a carico dell’osso, malassorbimento e spondiliti. Queste patologie determinano una lenta e progressiva perdita della massa ossea con conseguente assottigliamento delle vertebre cui segue una riduzione della resistenza di queste ultime alla compressione cui sono sottoposte, fino al loro cedimento.
Una corretta diagnosi può essere effettuata sottoponendo il tratto vertebrale a: radiografia, TAC (tomografia assiale computerizzata), scintigrafia, che consente anche d’individuare la presenza di neoplasie ossee e risonanza magnetica, che consente inoltre di identificare la presenza di un processo infiammatorio che si può manifestare in seguito alla frattura.


ENA

Con l’acronimo ENA vengono definiti gli anticorpi anti-antigeni nucleari estraibili. Si tratta di autoanticorpi cioè anticorpi attivi contro l’organismo stesso e in particolare, nei confronti di specifiche proteine del nucleo che è la parte centrale e funzionale delle cellule.
La positività per gli ENA si riscontra nei pazienti affetti da alcune malattie autoimmuni. L’esame che ne rileva la presenza viene infatti utilizzato al fine di distinguere tra loro le singole Connettiviti (Lupus eritematoso sistemico, Sindrome di Sjogren, Sclerosi Sistemica, Connettivite mista, etc.). Esistono diversi tipi di ENA, che si distinguono in base alle sostanze presenti nel nucleo verso cui sono attivi. Ogni tipo può essere associato a diverse malattie autoimmuni. L’esame per il dosaggio degli ENA richiede un tempo di esecuzione che può giungere anche a 15 giorni e si effettua attraverso un semplice prelievo di sangue, a digiuno. Il dosaggio degli ENA può rilevare la presenza di una patologia, ma non è indicativo della gravità né della durata. 


Eritema nodoso

Si tratta di un disturbo causato dallo sviluppo di un processo infiammatorio a carico dei vasi sottostanti la cute.
Si manifesta con la formazione di tipici noduli dall’aspetto eritematoso (rossastri, pruriginosi e dolenti), localizzati generalmente a livello delle gambe e più raramente a livello delle braccia e del viso, tendono a scomparire dopo 4-8 settimane passando attraverso una colorazione giallastra. Colpisce principalmente le donne ma talvolta può svilupparsi nei bambini.
L’eritema nodoso è spesso secondario ad altre patologie cioè causato ad esempio da un’infezione streptococcica, da infezioni virali come la mononucleosi, dalla tubercolosi, da alcuni tumori come la leucemia, dal Morbo di Crohn (infiammazione cronica dell’intestino) e da alcune malattie autoimmuni come le spondilartriti e la Malattia di Behçet.
Inoltre, può rappresentare una reazione avversa da farmaci e quindi svilupparsi a seguito dell’assunzione di alcuni farmaci come le penicilline, i contraccettivi orali ed i sulfamidici. Il trattamento si diversifica a seconda della causa scatenante, anche se in linee generali risponde bene alla terapia con cortisonici. 


Fenomeno di Raynaud

Con questo termine si indica una serie di mutazioni di colore delle estremità delle mani e/o dei piedi in concomitanza con stimoli quali il freddo o le emozioni.
Il Fenomeno di Raynaud è caratterizzato da un anomalo comportamento dei vasi del microcircolo delle mani e dei piedi in risposta a una brusca riduzione della temperatura. In particolare si distinguono tre fasi. Nella prima, le mani assumono una colorazione biancastra a causa della riduzione del flusso di sangue conseguente al freddo; nella seconda, le dita possono assumere una colorazione bluastra per il ritorno del flusso sanguigno, che può o meno procedere verso l’ultima fase in cui si ha lo sviluppo di eritema.
Si manifesta principalmente nelle donne con età compresa tra i 16 ed i 40 anni, ma sono stati riscontrati anche casi in menopausa.
Esistono due forme di fenomeno di Raynaud, il primario, tutto sommato innocente, che raramente procura ulcere cutanee o disturbi trofici della cute delle dita che predilige il sesso femminile e l’età giovanile, il secondario quando accompagna una malattia del tessuto connettivo. Spesso il fenomeno di Raynaud precede di 1-3 anni l’insorgenza di una sclerodattilia (indurimento della cute delle dita delle mani o dei piedi) che è il sintomo caratteristico della Sclerosi Sistemica. Quasi il 90% delle Sclerosi sistemiche ha inizio con un fenomeno di Raynaud. La diagnosi viene effettuata attraverso la capillaroscopia. Il trattamento del fenomeno di Raynaud è effettuato con farmaci vasodilatatori ed antiaggreganti.

Idrarto

L’idrarto rappresenta il versamento di liquido sinoviale in eccesso all’interno di una articolazione. Il liquido sinoviale si forma dai vasi sanguigni di cui è ricchissima la membrana sinoviale delle articolazioni diartrodali e viene immesso all’interno delle cavità presenti nelle articolazioni. Questo fenomeno si manifesta a seguito dello sviluppo di un processo infiammatorio che interessa le articolazioni stesse e che determina l’aumento della permeabilità dei vasi sanguigni con la conseguente fuoriuscita di liquidi. Il paziente avverte dolore e gonfiore in corrispondenza dell’articolazione colpita. Un idrarto isolato può essere il segno di una malattia reumatica in fase iniziale o abbastanza frequentemente di una artrite reattiva ad una malattia infettiva. Più raramente può figurare un idrarto intermittente, patologia caratterizzata dalla presenza di un’infiammazione cronica, responsabile della formazione del versamento sieroso (liquido) nelle cavità articolari con un andamento periodico. 


MOC

E’ la sigla (acronimo) della Mineralometria Ossea Computerizzata. Si tratta di una tecnica di analisi densitometrica, in quanto consente di misurare la densità minerale delle ossa che a sua volta permette, in associazione ad altri esami, di diagnosticare l’osteoporosi (malattia ossea caratterizzata dalla riduzione della densità ossea e dalla correlata degenerazione).
E’ una tecnica non invasiva, il cui “gold-standard” si basa infatti sull’uso dei raggi x, quindi è simile a una classica radiografia. Può essere eseguita alla colonna vertebrale, al femore e all’avambraccio. Metodiche meno usate in quanto meno precise sono quelle a ultrasuoni o con TC (TAC-MOC) in quanto provocano esposizione ad elevati raggi.
I pazienti che dovrebbero eseguire una MOC al fine di individuare precocemente l’osteoporosi sono quelli a maggior rischio di sviluppare la malattia, ovvero: donne con età superiore ai 45 anni che presentano una carenza di estrogeni (ormoni femminili correlati allo sviluppo dell’osteoporosi); soggetti che hanno assunto cortisonici per lungo tempo; soggetti aventi storie familiari di fratture e osteoporosi o altri tipi di malattie ossee; persone eccessivamente magre; pazienti affetti da ipogonadismo primario (carenza degli ormoni sessuali).


Osteocondrite

Si tratta di una patologia causata dal distacco di una porzione della cartilagine o dell’osso. Questo frammento può determinare l’innesco di un processo infiammatorio delle zone circostanti la cartilagine e l’osso, ma può anche distaccarsi completamente e andare a danneggiare altre articolazioni.
La causa dell’Osteocondrite è sconosciuta, si ritiene che possa svilupparsi a seguito di un trauma.
Questo tipo di patologia può interessare diverse articolazioni tra cui il gomito, la caviglia e l’anca, ma la forma più frequente è quella denominata osteocondrite dissecante del ginocchio.
Quando colpisce i bambini generalmente evolve verso la completa guarigione, negli adulti questo non sempre accade. Il paziente manifesta come sintomo principale il dolore all’articolazione coinvolta. La diagnosi viene effettuata attraverso una visita medica e una risonanza magnetica. Quest’ultima consente d’individuare il frammento distaccatosi dall’articolazione.
La terapia chirurgica è atta a rimuovere il frammento e se necessario a rimpiazzarlo a livello dell’articolazione.


Osteofiti

Gli osteofiti rappresentano delle caratteristiche protuberanze che si vengono a formare a livello delle superfici delle articolazioni, nel momento in cui si riduce la cartilagine interposta tra queste ed aumenta l’attrito. Questo susseguirsi di eventi genera l’innesco di un processo infiammatorio che con il tempo diviene cronico e determina la formazione di nuovo tessuto osseo. Generalmente questo fenomeno si verifica a livello dell’estremità articolari, si parla in questo caso di “osteofiti marginali”, determinando lo sviluppo di tessuto osseo con una caratteristica forma di becco che per questo viene spesso definito: “becco osteofitico”. Gli osteofiti, possono anche svilupparsi all’interno delle articolazioni ed in questo caso si parla di “osteofiti centrali”. La formazione degli osteofiti si osserva frequentemente nella osteoartrosi.    


Polimiosite

Si tratta di una patologia infiammatoria che colpisce i muscoli causandone la degenerazione.
Ha un’incidenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini, generalmente insorge in un’età compresa tra i 40-60 anni ma può coinvolgere anche i bambini con età compresa tra 5-15 anni, si parla in questo caso di Polimiosite infantile.
La causa scatenante la malattia non è nota, si ritiene che possa essere una forma autoimmune (sistema immunitario attivo contro l’organismo stesso), ma anche che possa svilupparsi a seguito di un’infezione virale.
I sintomi principali sono: la debolezza muscolare da cui possono svilupparsi difficoltà respiratorie, febbre, edema muscolare (accumulo di liquidi).
La diagnosi viene effettuata attraverso la valutazione dei sintomi, supportata da una biopsia muscolare e da una risonanza magnetica. Il trattamento farmacologico prevede l’uso di cortisonici e farmaci immunosoppressori come ad esempio il Metotressato o la Ciclofosfamide.


Sacroileite

Viene definita sacroileite, l’infiammazione delle articolazioni sacro-iliache che sono localizzate tra l’osso sacrale e le ossa iliache ovvero quelle articolazioni che collegano la colonna vertebrale al bacino. Il processo infiammatorio determina inizialmente l’erosione dell’osso che, a causa della cronicizzazione dell’infiammazione, va incontro ad anchilosi ovvero all’immobilizzazione dell’articolazione. Infatti, nella maggior parte dei pazienti, il dolore è localizzato in prossimità del bacino, mentre la rigidità si estende all’intera colonna vertebrale. Dolore e rigidità peggiorano durante la notte e nelle fasi di riposo mentre tendono a migliorare con l’esercizio. Il dolore dell’articolazione sacro-iliaca assomiglia al dolore della sciatica, ma a differenza di quest’ultimo, non si irradia mai a tutta gamba, fermandosi a metà coscia. Viene perciò definito tipico di “sciatica mozza”.
La sacroiletite rappresenta uno dei caratteristici sintomi della Spondilite Anchilosante e delle spondilartriti.


Sclerodattilia

Col termine di Sclerodattilia si intende un ispessimento della cute che riveste le dita delle mani. Quest’ispessimento può essere complicato dall’accumulo di calcio (calcinosi) che a sua volta determina un irrigidimento del polpastrello delle dita causando ulteriore perdita di elasticità cutanea e riducendo la sensibilità tattile, cui può seguire lo sviluppo di ulcere alle estremità.
In realtà, la Sclerodattilia rappresenta uno dei sintomi caratteristici della Sclerosi sistemica o anche della Sindrome CREST o Sclerodermia limitata, una variante minore delle Sclerodermia. Il termine CREST definisce appunto, la serie di sintomi con cui essa si manifesta: formazione di depositi di calcio, fenomeno di Raynaud, irrigidimento dell’Esofago con conseguente incapacità di deglutire gli alimenti, Sclerodattilia e infine Teleangectasie (piccoli vasi sanguigni che “sfioccano” sulla cute e che appaiono più frequentemente a livello del viso, del dorso e delle gambe). 


Sinovite

Con il termine Sinovite si indica l’infiammazione della membrana sinoviale, cioè della membrana che avvolge l’articolazione, che determina spesso versamento di liquido nella cavità articolare con conseguente rigonfiamento e dolore. Le cause scatenanti il processo infiammatorio possono essere molteplici: presenza di un corpo estraneo nella cavità articolare; infezioni batteriche, moltissime malattie reumatiche (Artrite Reumatoide, Gotta, etc.) e traumi articolari.
Esistono due forme di Sinoviti primarie: la Sinovite transitoria dell’anca e la Sinovite villonodulare pigmentosa. La prima è tipica nei bambini dai 3-6 anni e si manifesta a seguito di un episodio febbrile. È detta transitoria in quanto regredisce anche in assenza di qualsiasi terapia in 7-10 giorni, può essere causata da un’infezione batterica o virale e può ripresentarsi a distanza di tempo. La seconda si manifesta in soggetti con età compresa tra i 20-45 anni ma anche nei bambini. Si ipotizza che possa essere causata da malattie genetiche, o che si tratti di una forma tumorale. Può essere di tipo nodulare, cioè localizzata, o di tipo villonodulare, quindi invadere le articolazioni e l’osso immediatamente circostante l’articolazione colpita.

Sindesmofiti
Vengono definiti sindesmofiti i ponti ossei che si formano gradualmente tra le vertebre quando queste ultime assumono una forma squadrata a seguito dello sviluppo di un processo infiammatorio.
Quando l’infiammazione coinvolge gli strati più esterni dell’”anulus fibrosus” (la porzione periferica del disco presente tra le vertebre) si parla di sindesmofiti primari e marginali.
Quando invece l’infiammazione si manifesta a carico del legamento longitudinale si parla di sindesmofiti secondari.
Generalmente la formazione di queste strutture si osserva in alcune patologie autoimmuni che coinvolgono le ossa. Infatti, i sindesmofiti primari si riscontrano principalmente nei pazienti affetti da Spondilite anchilosante mentre i sindesmofiti secondari si rilevano nei pazienti affetti da Artrite psoriasica.
Quindi la natura dei sindesmofiti rappresenta un metodo che consente di discriminare tra le due patologie autoimmuni, associato alla valutazione degli altri sintomi riportati dal paziente. 


Spondilolistesi

Il termine Spondilolistesi deriva dal greco ed indica lo scivolamento di una vertebra su quella sottostante, in avanti (anterolistesi), indietro (retrolistesi) o lateralmente (laterolistesi). Questa patologia può coinvolgere qualunque vertebra, ma frequentemente coinvolge la quarta e la quinta lombare. Colpisce circa i 5% della popolazione e può avere origine da diverse cause. Può essere congenita, in questo caso vi è una predisposizione genetica, ad esempio in persone con spina bifida occulta o cifosi, si manifesta con maggiore frequenza negli uomini rispetto alle donne. Può essere degenerativa, ad esempio in soggetti affetti da artrosi o altre malattie ossee, colpisce prevalentemente le donne rispetto agli uomini, ma soprattutto post-traumatica. Può essere istmica, causata dalla Spondilolisi, ovvero da una frattura dell’istmo, è più frequente nei bambini con età compresa tra 5-7 anni, probabilmente per una predisposizione anatomica alla frattura dell’istmo. La diagnosi viene effettuata già con un semplice radiogramma in proiezione laterale e per un eventuale approfondimento si giova dell’ausilio della TAC o della risonanza magnetica.


Teleangectasia

La Teleangectasia rappresenta la dilatazione dei capillari, piccoli vasi sanguigni con diametro inferiore ai 2 mm, che diventano visibili sulla pelle, principalmente a livello del viso e delle gambe, poiché assumono colorazioni che vanno dal rosso al blu. Queste manifestazioni possono avere forme differenti, infatti possono essere lineari, reticolari (struttura a rete caratterizzata da più diramazioni) ed aracneiformi, costituite da un punto di colore rosso talvolta rialzato, da cui partono più diramazioni di forma concentrica.

Questo disturbo può essere il sintomo di alcune malattie ereditarie come la Teleangectasia Ereditaria Emorragica o la Sindrome di Louis-Bar; può scaturire dall’uso cronico di cortisonici che alterano la struttura della cute o di anticoncezionali e infine può essere secondario ad alcune patologie autoimmuni come la Sclerosi sistemica e il Lupus eritematoso sistemico.
Se la teleangectasia si verifica su tutto il corpo, può essere dovuta a una patologia vascolare generalizzata o a un’intossicazione da alluminio. Il trattamento prevede l’uso di terapia laser o di iniezioni sclerosanti.


VES

L’acronimo (sigla) VES indica la “velocità di eritrosedimentazione”, ovvero il tempo che impiegano i globuli rossi a separarsi dalla parte liquida del sangue (plasma) in presenza di una sostanza che impedisce la coagulazione (anticoagulante) posta all’interno della provetta. L’analisi è eseguita attraverso un prelievo di sangue a digiuno e la VES viene determinata dopo un’ora dal prelievo. I valori della VES variano a seconda dell’età del paziente, della presenza di alcuni stati fisiologici come la gravidanza e il ciclo mestruale, ma anche in presenza di alcune patologie.
I valori normali della VES nel neonato (< 10 mm) sono più bassi di quelli dell’adulto maschio (< 20 mm) o della donna adulta (< 25 mm) e dell’anziano (< 30 mm). In presenza di alcune malattie o stati patologici quali allergie, infiammazione, connettiviti, artrite reumatoide, ictus, neoplasie, o durante la gravidanza e il ciclo mestruale, la VES risulta aumentata, mentre risulta inferiore alla norma in presenza di shock anafilattico e uso di anticoagulanti. Rappresenta un metodo analitico ma non specifico per individuare la presenza di uno stato patologico.     


Xerostomia

Il termine xerostomia identifica la riduzione della produzione di saliva da parte delle ghiandole salivari. Questo disturbo può avere diverse cause. Ad esempio può essere dovuto all’utilizzo di alcuni farmaci come gli antistaminici, gli antidepressivi, i decongestionanti nasali e gli antipsicotici: in questo caso regredisce con la sospensione del trattamento farmacologico che lo ha scatenato.
Inoltre può essere secondaria ad alcune patologie come: la Sindrome di Sjögren, una malattia autoimmune che colpisce tutte le ghiandole esocrine tra cui anche quelle salivari; le Tiroiditi autoimmuni, la radioterapia soprattutto per il trattamento del carcinoma orale e la chemioterapia.
Infine, si è riscontrato che, nel 6% dei pazienti affetti da HIV e nel 10% dei malati di epatite C è presente xerostomia, quindi è possibile che ci sia una correlazione tra le due malattie e la xerostomia.
Nei pazienti con xerostomia si possono osservare ulteriori disturbi come ad esempio un aumento della propensione allo sviluppo di carie, gengivite e candidosi orale (micosi).
A seconda della causa, il trattamento della xerostomia prevede l’uso di agenti lubrificanti, cortisonici, pilocarpina e interferone α.