Osteoporosi

L'osteoporosi č una patologia che colpisce le ossa rendendole pių fragili e sottili

Cos’è l’osteoporosi

L'osteoporosi è una patologia che colpisce le ossa rendendole più fragili e sottili. Si manifesta principalmente in età avanzata poiché l’organismo, col passare del tempo, perde la capacità di sostituire le ossa che vanno incontro al deterioramento. L’osso è un tessuto vivo, costituito da una solida struttura a maglia che contiene collagene (materiale elastico), vasi sanguigni, minerali e midollo osseo. In un soggetto giovane lo spazio tra le maglie è ridotto e l’osso risulta essere molto denso, in un soggetto osteoporotico, lo spazio diventa sempre maggiore, la densità e l’elasticità ossea si riducono determinando un aumento del rischio di sviluppare fratture soprattutto a carico del polso, dell’anca e della colonna vertebrale. Tutto ciò è dovuto al fatto che, a causa di diversi fattori predisponenti, l’organismo perde la capacità di rigenerare l’osso, per cui la porzione di osso deteriorato non viene sostituita da nuovo tessuto osseo.

La rigenerazione delle ossa è regolata dalla presenza di minerali come il calcio ed il fosforo, dagli estrogeni (ormoni femminili) nelle donne e dal testosterone (ormone maschile) nell’uomo. Questo fa comprendere perché le donne in menopausa sono tra i soggetti più colpiti dalla malattia, in quanto la menopausa è associata alla riduzione della produzione degli ormoni (estrogeni) che favoriscono la rigenerazione delle ossa, inoltre rispetto agli uomini, le donne hanno in media una vita più lunga per cui perdono minerali ossei per un periodo più ampio.  Invece, l’osteoporosi maschile, insorge tardivamente sia perché l’uomo è dotato di un osso più resistente rispetto a quello della donna, sia perché la riduzione della produzione degli ormoni che controllano la densità dell’osso è meno rapida e drastica come per la donna. Esistono anche forme di osteoporosi secondarie, che si manifestano come conseguenza di altre patologie come ad esempio il Morbo di Crohn, la celiachia, la malattia di Cushing o ancora a causa dell’uso di alcuni farmaci, in particolare i cortisonici.

Quali sono le cause

Le cause che comportano lo sviluppo dell’osteoporosi sono molteplici, oltre alla fisiologica riduzione della capacità di rigenerazione ossea correlata all’età.
Tra queste ritroviamo:
- la menopausa precoce (definita così perché insorge prima dei 45 anni);
- l’isterectomia (terapia chirurgica che consente la rimozione delle ovaie); -
- l’ipertiroidismo (l’aumento dell’attività della ghiandola tiroidea);
- i disturbi delle ghiandole surrenali come la sindrome di Cushing;
- la sovrapproduzione di cortisolo (un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali);
- la riduzione della produzione degli ormoni sessuali femminili e maschili (estrogeni e testosterone) e il diabete.

Esistono anche fattori predisponenti, i cosiddetti “fattori di rischio”. Se in un individuo è presente uno solo dei fattori suddetti, il rischio di sviluppare la malattia e di andare in contro a fratture osteoporotiche è più basso rispetto ad un individuo in cui coesistono più fattori di rischio.

Tra i fattori di rischio annoveriamo:
• una stretta storia familiare di osteoporosi poiché spesso nell’ambito della stessa famiglia la struttura fisica, le abitudini alimentari, il corredo genetico e l’ambiente sono condivisi;
• lunghi periodi di inattività come ad esempio un prolungato riposo a letto;
• l’abuso di alcol e di fumo;
• una dieta iperproteica o ricca di fibre non digeribili, poiché questo determina un aumento della perdita di calcio nelle urine;
• lunghi periodi di amenorrea (assenza del ciclo mestruale);
• patologie come la celiachia ed il morbo di Crohn, che comportano un malassorbimento dei minerali essenziali quali il calcio, il fosforo e di vitamine come la vitamina D;
• l’uso a lungo termine di alte dosi di corticosteroidi (ampiamente utilizzati per patologie quali l'artrite e asma), che possono influenzare la resistenza ossea attraverso la riduzione della produzione degli estrogeni (ormoni femminili);
• l’artrite reumatoide;
• l’insufficiente apporto di calcio, in quanto ogni giorno l’organismo elimina elevate quantità di calcio che devono necessariamente essere reintegrate;
• i bassi livelli di vitamina D, ed infine un basso indice di massa corporea (BMI) ad esempio in individui sottopeso a causa di disturbi alimentari.

Sintomi

L’osteoporosi viene definita come una malattia “silenziosa”, in quanto spesso i sintomi non sono evidenti, soprattutto nelle prime fasi della malattia che può richiedere mesi o anni prima di manifestarsi  con una frattura dell’anca, del polso o delle vertebre. In qualche caso è possibile associare la patologia a dolore osseo e difficoltà nello stare in piedi, questi sintomi però possono essere molto frequenti nei soggetti anziani e per questo, potrebbero essere confusi con una semplicissima artrosi. La frattura ossea nell’anziano può essere molto pericolosa in quanto la rigenerazione dell’osso è già compromessa a causa della riduzione dei meccanismi responsabili della sintesi di nuovo osso e perché spesso la frattura comporta l’immobilità del paziente che si traduce in un aumento del rischio di sviluppare altre fratture per la lunga degenza che ne consegue. A seguito di una frattura il dolore, generalmente può persistere per un periodo compreso tra le due e le quattro settimane e possono anche svilupparsi dolori cronici che si manifesteranno durante le condizioni di affaticamento del paziente. Nel caso in cui si verifica una frattura alla colonna vertebrale, il paziente assume la caratteristica postura ripiegata in avanti poiché risulta difficile sorreggere il peso del corpo. Le fratture vertebrali possono essere causate sia da una semplice caduta ma anche da movimenti scorretti e sono caratterizzate da un forte ed improvviso dolore. In alcuni casi a lungo andare, l’osteoporosi può causare disabilità.

Come si cura

Esistono diversi trattamenti possibili per la cura dell’osteoporosi.

La terapia ormonale sostitutiva viene riservata alle donne in menopausa e si effettua mediante l’uso di farmaci modulatori selettivi dei recettori degli estrogeni (SERMs) che hanno un effetto sul tessuto osseo analogo a quello dell'ormone estrogeno, cioè favoriscono la rigenerazione ossea. Infatti aumentano la densità ossea e riducono il rischio di sviluppare fratture, in particolare a livello della colonna vertebrale. Tuttavia, questo tipo di trattamento non è di prima scelta perché può aumentare il rischio di sviluppare ictus, malattie cardiache e cancro al seno.

I bisfosfonati sono farmaci di natura non ormonale che aumentano la densità ossea e riducono il rischio di sviluppare fratture. Inoltre sono farmaci in grado di ridurre la presenza di quelle cellule responsabili della degradazione delle ossa (osteoclasti) ed allo stesso tempo stimolano la produzione di nuovo tessuto osseo.  Nei pazienti in cui è controindicato l’uso dei bifosfonati a causa degli effetti collaterali o di particolari interazioni con altri farmaci si può somministrare il Ranelato di stronzio. Questo è un farmaco di ultima generazione efficace nel trattamento dell’osteoporosi.
 
La somministrazione di calcio e di vitamina D può favorire negli anziani, la riduzione del rischio di sviluppare  fratture. L’apporto giornaliero di calcio in un individuo giovane e sano dovrebbe corrispondere circa a 700mg, quindi per gli individui che non seguono una dieta ricca di alimenti contenenti calcio è necessario un supplemento farmacologico. Tra gli alimenti contenenti il calcio troviamo: il latte ed i suoi derivati come i formaggi e lo yogurt, ma è presente anche nei calamari, gamberi, polipi, carciofi, spinaci etc. Nelle donne in menopausa, l’apporto di calcio deve essere superiore e perciò compreso tra 1200 e 1500 mg se però si tratta di donne che non sono in trattamento con i farmaci utilizzati per la terapia sostitutiva, in caso contrario il fabbisogno giornaliero si riduce a 1000 mg. Nelle persone con età superiore ai 65 anni è necessaria anche l’assunzione di un supplemento di vitamina D. Quest’ultima come anche i suoi derivati (calcitriolo e colecalciferolo) sono molto importanti poiché aumentano l’assorbimento intestinale del calcio che è particolarmente rallentato nei soggetti anziani.

La calcitonina, un ormone normalmente liberato dalla tiroide, coinvolto nella degradazione e rigenerazione dell’osso. La teriparatide, un farmaco che presenta le stesse funzioni dell’ormone paratiroideo (sostanza presente nell’organismo umano) tra cui la stimolazione della formazione di nuovo tessuto osseo.

Esistono anche due tipi di interventi chirurgici, la vertebroplastica e la cifoplastica, generalmente hanno lo scopo di ridurre il dolore e di riportare il paziente verso una condizione più stabile che ricordi quella precedente la frattura.
L'esercizio fisico regolare rappresenta insieme ad una corretta alimentazione l’unica forma di prevenzione dall’osteoporosi, infatti le persone che nel corso della vita hanno regolarmente svolto attività fisica presentano un minore rischio di sviluppare la malattia perché dotate di una struttura ossea più resistente.